Racconti Erotici: Folle imperfetto

di Cristiana 1


Dalla community di Rosso Scarlatto, un raffinato racconto di erotismo d’autore.

Folle imperfetto

  • di Madame Snob

Lo so che non è corretto. Anzi, direi che è certamente criminale; ma non avevo altra scelta. Ci ho pensato a lungo, sai? Prima di decidere di farlo, intendo; poi, una volta assunto il rischio, ho calcolato nei minimi dettagli tutto il mio piano: i tempi, il luogo, le persone. Non è certo il caso di correre rischi o di improvvisarsi stratega, specialmente quando la razionalità vive solo nel processo, ma il fine ultimo, lo scopo di ogni gesto calcolato, è mero desiderio, brama, un’irragionevole sete di possesso. Per quanto lucida sia, la follia rimane tale; se la si deve mettere in opera, meglio farlo con classe, intelligenza e crudele dovizia di particolari. Il piacere cresce già nella preparazione, ci si compiace di ogni obiettivo raggiunto, lo si spunta dal disegno originario sentendo che la meta è sempre più vicina. La pelle s’increspa nell’eccitazione dell’attesa, che è aspettativa viva, attiva, in cui corpo e mente lavorano congiunti, in perfetta sincronia: una diabolica macchina da guerra. Personale, certo. Una lotta interessata, puramente individuale, deliziosamente arbitraria.

Sei spaventata, direi quasi terrorizzata. Non credo di averti mai vista così: tesa, gli orecchi che cercano di captare informazioni, le mani sottili innaturalmente contratte. Hanno fatto un buon lavoro: persino i tuoi capelli biondi, lisci, sembrano esser stati sistemati con cura dietro la benda, come se in realtà fosse un bijou per farne risaltare la bellezza; serici fili dorati che mutano trasparenti sulle tempie e scompaiono sotto la fascia di tessuto pesante. Hai le guance arrossate, il neo sullo zigomo destro sembra meno scuro sul fondo di pesca e il mento ti trema infantile screziando di luce le labbra perlate.
Ti guardo e mi tremano le mani, le dita mi si chiudono a scatto per la voglia indomabile di premerti il viso e sentire la pelle sgusciare tra i polpastrelli riarsi. Ma mi trattengo, perché so mi riconosceresti subito e il mio piano non è concluso; sto coltivando la tua stanchezza, snervandoti la mente per toglierle ogni volontà, ogni possibilità di fuga. Devi essere qui interamente, non voglio tu possa rifugiarti in uno dei tuoi mondi di zucchero; ti voglio mia, smaniosa di un contatto che ti dia forma, dimensione spazio-temporale, un senso completo.
Il tuo corpo magro è velato di sudore, non sono gocce, è un’ombra serica che riempie le narici del tuo odore dolce. Mi avvicino e vedo il tuo viso voltarsi nel vuoto cieco, il labbro inferiore freme mentre chiedi l’ennesima volta, stremata: “Chi sei?”. Sorrido nuovamente nella penombra giallastra; le pareti scivolose riverberano le vecchie lampadine imprigionate dal ferro, adombrano la tua pelle di aloni sinistri. Fasci di polvere biancastra tracciano corridoi sul tuo corpo nudo, mi avvicino rompendone le geometrie, sfidando il raggio violento che mi graffia l’iridi accese.
Inspiro il profumo della tua paura lì dove l’osso del bacino sporge e distende il ventre.
Mi senti, provi a muoverti, ma i lacci di nylon ti bloccano polsi, cosce e caviglie, e l’unico movimento che riesci a fare è inarcare la schiena agile, da ballerina, rivelando il bassorilievo flessuoso dei tuoi respiri. Schiudo la bocca avida e lascio che la lingua rompa improvvisa il velo umido sul tuo cuore. Scivolo sulla pelle salata frenando le mani impazienti, disegno la scia del mio desiderio proibito lasciandoti dubbiosa, offrendoti l’azzardato indizio del mio tocco.
Ti immobilizzi tra l’incredulo e l’incerto, incapace di capire, o forse di accettare, che quelle volute morbide, bagnate, ora fredde nell’aria chiusa del seminterrato, siano le stesse a cui amavi sottoporti mesi fa, quando mi amavi. Quando mi amavi. Quando mi amavi. Amavi. L’imperfetto rimbalza saltando sinapsi necessarie, fondamentali per seguire le giuste tappe della mia pazzia.
Vedo il tuo smarrimento nel respiro sospeso e quasi mi pento di essermi rivelata con tanta leggerezza; con gesto noncurante liquido i miei preziosi collaboratori e rimango sola con te, ad ascoltare i passi allontanarsi tra le gallerie.
Soltanto quando il silenzio ci avvolge mi avvicino di nuovo
.

[continua la prossima settimana]

[courtesy of © RossoScarlatto Communications]

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