Racconti Erotici: Azzurra

di Cristiana 1


Essere prese con la forza può essere una fantasia assai eccitante. Non ci credete? Leggete cosa capita alla protagonista del racconto erotico di oggi.

Azzurra tornò a casa dopo la palestra.
Aprì il cancelletto del suo palazzo e lo lasciò andare all’indietro, questo si accostò soltanto, ma lei non se ne rese conto e continuò per la sua strada.
Aprì la porta del palazzo con la chiave che estrasse dalla tasca, entrò.
Si fermò scoraggiata davanti alle scale e decise di prendere l’ascensore.
Una volta arrivata al suo piano entrò nel suo appartamento, aprì e poi chiuse col piede la porta e abbandonò la borsa di ginnastica lì vicino.
Camminò per il corridoio ed entrò in camera da letto.
“Ho proprio bisogno di un bagno,” pensò tra sé.
Si tolse la maglietta. Che sollievo togliersi quella cosa aderente, facendo respirare la pelle. In reggiseno e calzoni della tuta raggiunse il bagno. Si tolse le scarpe da tennis e le buttò in un angolo, poi le calze di spugna, i calzoni della tuta. Aprì l’acqua della vasca e lasciò che si riempisse. Si guardò allo specchio mentre slacciava il reggiseno, scoprendo il seno. Si passò la mani sopra, sfiorando i capezzoli ed emise un sospiro socchiudendo gli occhi. Poi levò gli slip e ripose tutto nella cesta dei panni sporchi. Chiuse il rubinetto e testò l’acqua nella vasca.
Calda, ma non troppo.
Perfetta.


Vi immerse prima le dita del piede, poi tutta la gamba, sentendo un piacevole torpore che la fece sospirare di nuovo. Vi entrò e si abbandonò nell’acqua tenendo fuori le testa e le braccia. Raccolse i capelli lunghi con un mollettone.
“Fortuna che me li sono lavati in palestra…”
Immerse anche le braccia e stette in quella posizione per pochi secondi…
Poi prese una spugna, vi mise il bagnoschiuma e cominciò a lavarsi. Prima il suo piede, prima la pianta, poi le dita.
Le piacevano i suoi piedi, era consapevole di averli molto belli ed era anche consapevole degli sguardi dei suoi amici quando, d’estate, portava quelle ciabattine gialle con i jeans al ginocchio, oppure con quelle bellissime scarpe nere col tacco che metteva con il vestito da sera. Era una bella ragazza, magra, con i capelli neri lunghi, labbra carnose occhi piccoli.
La sua mano salì. Passò la spugna sulle gambe e poi sulle parti intime avendo un sussulto. Mentre si accarezzava con la spugna, sentì un rumore provenire dal salotto, dove c’era la porta d’ingresso.
Un rumore, come se la serratura fosse scattata aprendo la porta.
Azzurra si spaventò, e con la spugna fece un movimento brusco proprio lì, sulla carne rosa della vagina. E alla paura si mischiò l’eccitazione.
“C-c’è qualcuno?” disse.
Nessuna risposta.
Sarà stato uno sul pianerottolo, pensò.
Continuò a lavarsi cercando di stare calma e di smettere di pensare a quell’uomo della palestra. Lo aveva già notato mentre faceva ginnastica con Sara, la sua amica. Un bel fisico, non pompato, ma proporzionato e con un volto pulito e carino. L’aveva colpita il suo continuo fissarla e, una volta finita la ginnastica, avevano fatto conoscenza.
Si chiamava Simone e si era iscritto da poco. La conversazione fu breve, ma Azzurra aveva continuato a fissarlo, e a lanciargli sorrisi e sguardi provocanti.
TLACK!
Azzurra si scostò da questi pensieri e si spaventò per il rumore improvviso. Veniva dalla sua porta. La sua porta che si chiudeva.
CHI è? C’è QUALCUNO?” gridò impaurita.
Uscì dalla vasca e si mise un’asciugamano attorno al suo corpo bagnato. Tremava.
A piedi nudi percorse il corridoio e arrivò alla porta. Tutto tranquillo.
“No, sono venuta quì per niente, ho bagnato tutto!”
Si guardò ancora un po’ in giro, fissò il salotto. All’improvviso un braccio la tirò a sè e una mano le fu subito sulla bocca. Sbarrò gli occhi. Con una mano cercò di togliersi quel panno sulla sua faccia che non la faceva respirare. Un forte odore le faceva girare la testa e cercava con tutte le sue forze di allontanarlo da lei. Con l’altra mano cercava di districarsi dal braccio che le cingeva la vita.
L’asciugamano cadde e lei rimase nuda e vulnerabile in quella stretta.

(continua)

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