Piercing genitali: dalla clitoride all’ampallang

di Valentina Commenta

Oggi parliamo di piercing. Avete mai provato la grandiosa tentazione di modificare i vostri genitali attraverso queste pratiche estetiche di perforazione?  Oggi vi proporremo un breve elenco delle pratiche più diffuse per ciò che concerne sia i genitali maschili sia quelli femminili.  Sapevate che in alcune culture del Borneo e della Malesia la mancanza dell’Ampallang può essere considerata causa di divorzio?

Inizieremo quindi proprio da questo particolare piercing il nostro elenco: si tratta di una sbarretta in metallo anallergico che viene immessa trapassando il glande orizzontalmente passando per l’uretra a a seconda della volontà della persona. Alle estremità della sbarretta vanno apposte due sferette che lo fissano in modo da non farlo uscire. Sempre per la compagine maschile abbiamo il Prince Albert: è il piercing genitale più diffuso fra gli uomini  e quello caratterizzato dalla più facile cicatrizzazione. La leggenda vuole che in epoca vittoriana il principe Alberto lo portasse per tenere indietro il prepuzio a favore di una maggiore igiene. Esso viene praticato forando la base della punta del pene dall’uretra e applicando poi un anello parallelo alla linea del pene.

Il Frenum, nato in Europa, è il primo messo a a punto per aumentare il piacere sessuale. Viene eseguito forando la pelle del frenulo, sotto la base del pene. Applicando una barretta o un anello a seconda delle preferenze. Veniva utilizzato in passato anche per prevenire i rapporti sessuali, infilando un piccolo “lucchetto” nel foro. La sua è una delle guarigioni più semplici. Il Foreskin al contrario, ha origine nell’antica Grecia e consiste nell’applicare un anello sull’apertura del prepuzio in modo da impedire l’uscita del glande: consente una perfetta erezione, aumentando le sensazioni attraverso lo sfregamento dell’anello sul glande.

Passiamo ora ai principali piercing femminili.  Uno dei punti nei quali maggiormente si insiste con modificazioni di questo tipo è la clitoride.  Interventi in quel preciso punto possono essere scenograficamente intriganti e utili al piacere sessuale solo ed esclusivamente se ben condotti. In caso di erronea “installazione” del monile, infatti, si rischia l’insensibilità del punto, esatto contrario di ciò che ci si aspetta decorando la parte. Le due tipologie d’intervento dell’area sono l’Isabella piercing ed il Vertical Hood. Il primo parte dalla base inferiore della clitoride, per tutta la sua lunghezza verso l’alto, passando sotto il cappuccio, per sbucare proprio sopra alla fine del cappuccio della stessa, mentre il secondo  pur essendo simile al primo non tocca la clitoride, ma si limita a trapassare il suo cappuccio.

E che dire del “Principessa Albertina” che fora la mucosa genitale dall’uretra fino alla vagina con l’inserimento di un anello? Dà l’idea di qualcosa di dannatamente doloroso, anche se l’effetto estetico è pregevole. Sono molte le varianti di piercing relativi a piccole e grandi labbra, scarsamente messi in atto però. I più belli a livello scenografico sono sicuramente la Fourchette, che decora il perineo, ed il Christina, eseguito  verticalmente sulla zona pubica, sopra lo “spacco” delle grandi labbra, un paio di centimetri sotto il monte di Venere.

Qualcuno di voi è interessato?

Photo Credit | Thinkstock

 

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