Nuova Zelanda: al pub servono sperma di cavallo

di Valentina Commenta

Qualche tempo fa ci siamo lasciati andare sia ad una analisi organolettica dello sperma ed ad un suo eventuale uso in cucina, sia ad una sorta di riassunto di tutte le curiosità che lo riguardano. Ovviamente ci siamo soffermati sul nettare umano. C’è chi in Nuova Zelanda ha fatto di più: ha offerto quello di cavallo come un drink, o meglio come shortino.

L’animo serafico di chi vi scrive ha formulato come primo pensiero: “sicuramente usano quello di cavallo per via delle quantità necessarie”. L’altra parte, quella maliziosa ha pensato: “chissà come lo estrarranno?”. Come ovvio che fosse la mente ha creato delle immagini vive, sia di tipo tecnico che bucolico, che per quanto si parli di sesso in questo luogo è bene non esplorare prima di una certa ora. La parte più bella della notizia non consiste però semplicemente nella storia di per se stessa e nelle sue peculiarità delle quali presto vi metterò al corrente, ma nell’immagine di presentazione di questa particolare bevanda  (che potete visionare in alto ad inizio post) da parte della cameriera del pub  Green Man artefice di questo “gioiello” del bartending.

Venendo alla parte “succosa” della storia, l’idea è volata nella mente dei gestori in merito ad un ipotetico desiderio della zona di riavvicinarsi ai sapori tipici della terra. Ora, lungi da me conoscere le scelte degli altri ristoratori al momento: il timore di scoprire qualcosa di ancora più eccessivo è alto. Fatto sta che nonostante tutto, il drink allo sperma di cavallo attualmente va per la maggiore. Avrà peculiarità antidepressive come quello umano?

Sul suo consumo le donne hanno un approccio molto più easy: incuriosite dal sapore, lo ordinano senza farsi particolari problemi, grazie anche alla particolare aromatizzazione scelta dal locale, la mela. Ciò che ha stupito molto è che, tra imbarazzi e battute, anche gli esponenti del sesso maschile abbiano deciso di provarne il gusto. E voi, lo provereste? Il gestore del pub consiglia un “ingoio” alla russa…

 

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