Giochi hentai tratti da cartoni: funzionano?

Quando si tenta di dare al proprio lettore l’informazione più completa, spesso si esplorano campi di cui o non si conosceva l’esistenza, oppure totalmente marginali. Sebbene abbia parlato molto di hentai negli ultimi tempi è davvero da poco che me ne sto interessando. E una riflessione è sorta spontanea all’incontro con l’ennesimo gioco tratto da un “normale” cartone animato.  Le versioni xxx di questi cartoni animati funzionano davvero tramutate in giochi?

Dalla loro parte hanno sicuramente una certa notorietà: trovarsi davanti ad una versione erotica dei puffi è decisamente divertente, al pari di delle parodie nelle quali ci si può imbattere facendo un piccolo viaggio nel mondo della pornografia. Basta pensare ad Axel Braun ed ai suoi successi: non c’è davvero un campo lasciato inesplorato. Ma cosa scatta in voi quando vi trovate davanti ad un gioco hentai che per esempio ha come soggetto i Simpson?

La prima cosa che ho notato è la seguente: a meno che non esista un hentai manga a monte del progetto, i disegni sono in realtà delle caricature. Ormai nella fiction siamo abituati a peni giganti e vagine tritatutto corredate da squirting, ma quasi ti viene a male quando il personaggio ripreso nel gioco viene abbozzato per dare spazio ad una azione che quasi mai poi è soddisfacente come promette di essere.

Altro problema: quasi mai vi è una storia a monte del gioco. Gli ultimi sexy game che la maggior parte delle produzioni presentano, sebbene abbiano un audio trito e ritrito e dei dialoghi che poco hanno a che vedere con la situazione, almeno seguono un filo logico, una sorta di trama che conduce il giocatore pian piano al suo climax. Fa quindi tristezza vedere un gioco con del potenziale creato dalla “notorietà” dei personaggi divenire “nulla” a causa della meccanicità di una scena che viene ripetuta all’infinito.

 

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