Bondage “trattato male” da molti. Perchè?

di Valentina Commenta

A causa di un triste fatto di cronaca riguardante la messa in pratica dello Shibari, antica arte di bondage giapponese, la “scienza” dei legamenti è finita sotto accusa e con essa anche tutti i suoi estimatori. Il commento che più viene fatto e letto, ovunque suona più o meno così: “Che pervertiti, se lo meritano”.  Ma è davvero così? Ho posto parte del  titolo tra virgolette per un motivo ben preciso: ovvero per parlare di come il bondage venga trattato male nel senso di denigrazione, ma anche a livello tecnico, da persone che magari lo applicano senza averne conoscenza piena.

Esulando da commenti sul reale, rimaniamo focalizzati parlando della pratica. Dal mio punto di vista non si può definire colui che pratica l’arte dei legamenti un “pervertito”. Immaginate di essere a letto con la vostra dolce metà impegnati in un rapporto sessuale. In momenti del genere è l’eccitazione a farla da padrona e magari il vostro uomo o la vostra donna, in un impeto vi blocca le braccia sopra la testa o lungo i fianchi. La cosa vi eccita tantissimo e la volta dopo decidete di legare le vostre mani con un foulard. Anche quello è bondage. Una semplice legatura. Eppure non pensereste mai di definirvi pervertiti.

C’è chi di questo modo di fare l’amore è un cultore, e quindi ha imparato le tecniche più all’avanguardia per poterlo mettere in atto. Ben venga. Se si sa però quello che si fa. Questo è l’altro modo nel quale il bondage  viene “trattato male” (trattato nel senso di “affrontato”, n.d.r). Perchè  la storia ci insegna che se non si è in grado di regolarsi e  agire al meglio, tenendo quindi conto anche di eventuali “imprevisti”, è la salute a farne le spese.

Non si dovrebbe parlare del tema con troppa leggerezza, cercando il “sensazionalismo”. In tutti i casi vi è bisogno di capire. E poi agire. Sia nei commenti, sia nella messa in atto di una pratica che se ben utilizzata e portata avanti ( e non stiamo parlando di asfissia erotica) può apportare davvero un piacere ulteriore nel rapporto sessuale.

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