Sesso e scandali a Yale ed Harvard

di Valentina Commenta

Sesso e pornografia? Anche tra le mura delle prestigiose università di Harvard e Yale. Dove all’occasione non solo vengono organizzati dei corsi di sesso avanzati, ma si sviluppano veri e propri scandali sessuali tenuti tacitamente sotto silenzio da professori e studenti: violenze, abusi e nei migliori dei casi favori sessuali tra docenti e studenti per ottenere voti alti.

Quella che sembra essere la trama di un film porno d’infima categoria si rivela essere la pura realtà, almeno stando al libro “Sex and God at Yale” di Nathan Harden. Il volume, già divenuto un best seller per il New York Times e recensito adeguatamente racconta cosa succede tra le mura del centenario ateneo. Luogo di studio ma contemporaneamente di prostituzione finalizzata all’avanzamento di “carriera” scolastica. Non parliamo della classiche goliardate da College americano dove ci basta chiudere gli occhi per immaginare orge condite di birra ed alcolici nelle confraternite, ma di favori sessuali, di sesso utilizzato come merce di scambio. Una situazione dove l’avvenimento più pulito e presumibilmente più utile è dato dall’insegnamento di ciò che si ritiene necessario sapere sul sesso nel corso delle “sex week”.

Questo tipo di seminari, vengono organizzati di frequente all’interno dei campus universitari dall’omonima associazione statunitense, che si è posta l’obiettivo di portare l’informazione sessuale nei college. E data la scarsa propensione al sesso sicuro degli americani, una certa preparazione in tal senso è solo che auspicabile. Certo, il programma delle lezioni non propriamente aulico. Non si hanno notizie sui seminari che inizieranno ad ottobre con gli incontri programmati ad Harvard. Ciò che arriva a noi dalla tornata della scorsa primavera può darci però un idea: “seminario sull’orgasmo femminile”, “Bondage e dominazione”, “Impariamo il sesso anale” e “Il porno può essere etico”, danno di certo una idea precisa.

Ve li immaginate dei corsi del genere in un ateneo italiano? Vi sarebbe da ridere.

Photo Credit | Thinkstock

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