Racconti erotici: Natale Sexista (Parte I)

di Redazione Commenta

Domani vi aspetta la seconda parte del racconto “Natale Sexista”

La mia casa era diventata un arredamento di sexismo. La Dama Bianca aveva il corpo ricoperto di antipasti di caviale, mentre la Baronessa ritoccava le ultime rilegature al plotone di esecuzione. Stasera la nostra divinità era il sesso, i corpi, le armi e il piacere. I nostri orgasmi sarebbero stati doni e regali del Natale più trasgressivo che avessimo mai passato tutti insieme. Non ci sono discriminazioni e pregiudizi di identità, ognuno di noi ha la libertà di potere. Io sono la Miss, la vampiressa che cavalca le tenebre, che doma corpi femminili e si fa domare da quelli maschili. Ci sono principesse e principi, re e regine, nulla di più soffuso è il godere di promiscuità. Ho legato la ragazzina alla sua postazione, al collo, ai polsi e ai piedi, pronta per essere girata come una ruota. Mentre mangio qualcosa, il mio schiavetto gode dei miei piedi e ne viene di beltà. Bevo il suo calice caldo, perchè ho sete di orgasmi.

Ora la Baronessa è tra il bianco e il nero, sovrastata dietro e davanti da due stalloni possenti. L’uomo di colore la penetra dietro, mentre lei modella la dura arma di un altro uomo, davanti a lei. La Dama Bianca ha nella sua intimità la lingua di una donna che la sta facendo arrivare al peccato. Io mi alzo e vado a seviziare la mia schiavetta che immobilizzata di legami mi aspetta. Le lascio segni con il mio pugnale che getta gocce di sangue come vino rosso d’annata. La bacio, perchè mi piace viziarla della mia lingua, delle mie labbra. La cullo a dovere prima di farla venire come voglio io. Improvvisamente mi sento presa da dietro per i capelli, da un uomo che va subito con la mano a sentire il bagnato della mia “Testa Rossa”. Ho una intimità sempre bagnata, come un torrente in continuo percorrere. Ne osservo le sue bellissime mani e le osanno accarezzandole e baciandole.

Lui mi sbatte al muro e mi penetra con il suo duro. In piedi apprezzo la vastità di quell’osare. Si avvicina di fianco un altro ragazzo e con la mia mano lo aiuto a venire. A tratti mi ritrovo a giocare con le loro lingue. La Baronessa ora è pilotata dietro e davanti dai due pregi, e lì in mezzo diventa il dono del desiderio carnale. Gode di sfrenata passione, non credo sentisse dolore a quella fantasia innata di avere dentro di se e insieme due armi che la colpiscono a tempo. La Dama Bianca sta lesbicando con la ragazza, che obbedisce ai suoi voleri con colpi di frusta. Io sono ancora cavalcata dall’uomo dalle mani travolgenti. L’altro ragazzo che mi è di fianco viene e fa bere la sua vastità a un uomo che dietro di lui lo stava già puntando. Posseduta dalla mia ribellione, spingo per terra il mio compagno di venuta e inizio a cavalcarlo e a morderlo al collo. Mi perdo nei sensi che non gestiscono più il mio volere, e mi trascino nell’immensità di quell’agire. Lui non ne ha abbastanza e gode di quel mio giocare con il suo duro che entra ed esce dentro di me. La mia “Testa Rossa” è al margine delle lodi e all’apice della nostra eccitazione, si unisce ad esplodere di orgasmo. Ho sete, ho ancora sete.

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