I love porn, racconti e pornografia

di Miss Osè 3

Pornografia: s. f. trattazione o rappresentazione, in scritti, disegni, fotografie, spettacoli, di temi o soggetti osceni, fatta senza altro intento che quello di stimolare eroticamente i fruitori.

Eccola qui la definzione di pornografia, chiara come la luce del sole. Ma non sono in molti a conoscerla, anzi, non sono in molti a riuscire a darne un esatto significato. Oppure, forse, ognuno la interpreta secondo il suo volere e secondo il suo piacere. La 80144 edizioni ha voluto creare una breve antologia nella quale sono stati raccolti alcuni racconti che riflettono proprio la definizione da loro data e trovata e che avete letto nell’introduzione a questo post.

E’ stato così che, dopo aver pubblicato il primo bando, lo staff di questa casa editrice si è resa conto di quanto potesse essere frainteso il messaggio che con il bando si voleva dare. Raccontare una propria fantasia erotica, o pornografica, raccontare un’avventura reale o qualcosa di soltanto sentito che riguardi comunque il sesso, non è affatto semplice. Troppo facile cadere nel disgustoso, nel dirty, nello zozzo ecco. Zozzi: i racconti di I love porn sono zozzi, ma sono stati scritti da gente pulita, da gente che è stata scelta proprio per la particolare capacità di narrare la pornografia in modo ironico, misterioso o anche politico. Alcuni di questi scrittori si sono già cimentati in passato con la scrittura “pornografica” o “sessuale” o che dir si voglia. E’ il caso, ad esempio, di Ayzad, esperto di BDSM, e di Fildor. Da oggi I love porn è acquistabile in alcune librerie, e oltre a stimolare le vostri parti basse con i racconti di cui sopra, lo farà anche con alcune belissime illustrazioni di Luca Verboso.

Che altro dire? Evviva il sesso, evviva l’eros, evviva il porno. Quello pulito però.

Commenti (3)

  1. “[…] fatta senza altro intento che quello di stimolare eroticamente i fruitori.”
    e quindi l’erotismo sarebbe?

  2. Io non credo alla discriminante qualitativa fra racconto erotico e racconto pornografico. Si tratta di due registri comunicativi a forte connotazione non solo semantica, che inviano messaggi ed emozioni diverse, anche in base al segmento verso cui ci si orienta.

    Esistono, a parer mio, dei buoni racconti pornografici, scritti bene, che hanno un contenuto a sostegno della scena squisitamente sessuale, tale per cui è giustificata la rappresentazione nuda e cruda senza che questa declini al volgare. È semplicemente un linguaggio che non si avvale di sinonimi, in taluni casi, edulcorati goffamente.

    I racconti, a qualunque genere appartengano, sono scritti bene o scritti male, e a stabilirlo non è una commissione o dei critici più o meno autorevoli, bensì, i lettori.
    Credo che i porno siano scritti bene, pur se circostanziati, quando si percepisce la naturalezza – oltreché la capacità di scrittura – dell’autore.
    Quando sono forzati, marcati, ridondanti, atti solo a riprodurre una scena, senz’altro aggiungere, rischiano di infastidire il lettore.

    Io prediligo i racconti dove molto è lasciato all’immaginazione, all’intuizione, e tuttavia, rispetto la scelta linguistica e stilistica degli autori “pornografi” consapevoli e convinti.

    Detto questo, io non so inquadrarmi in un genere: racconto semplicemente alcune esperienze, storie che hanno un filo conduttore, così come si sono svolte e con uno stile conforme al mio modo d’essere.
    Credo nè erotici, nè pornografici: una storia, che per buona parte dei miei lettori appartiene al genere erotico, ma sono loro a stabilirlo.

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