Denuncia il marito per maltrattamenti ma ha firmato un contratto di schiavitù: chi ha ragione?

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Una commessa padovana ha denunciato il marito per maltrattamenti e lo ha buttato fuori di casa. La notizia è di ieri, e sembrerebbe identica alle tante storie di violenza sulle donne che purtroppo ascoltiamo troppo spesso al telegiornale, se non fosse per la natura particolare del rapporto che vede protagonista i due ex coniugi.

La donna infatti aveva firmato uno Slave Contract, cioè un contratto di schiavitù che nei rapporti BDSM crea un legame di appartenenza tra padrone e schiava. Un legame molto profondo e di natura consensuale, tanto che nel contratto veniva indicata anche una Safe Word, una parola di salvezza che segna la fine del gioco erotico se il Padrone supera certi limiti.

L’autorità giudiziaria perciò dovrà verificare come stanno i fatti, se il particolare rapporto dei due coniugi rientrava nel modo di vivere l’intimità di coppia oppure se il marito sia colpevole di comportamenti criminali. Nel frattempo è meglio fare chiarezza su cosa è, ma soprattutto cosa non è un contratto di schiavitù.

Il contratto di schiavitù NON È un contratto formale, ma rientra nella categoria dei giochi erotici di stampo sadomaso, tanto che utilizza una terminologia tipica del gioco di ruolo.

Su Cooletto abbiamo riportato, con il permesso del Master, un esempio di Slave Contract, un contratto di schiavitù che sancisce l’accordo tra Padrone e schiava. Ma è un contratto solo per modo di dire, perché una slave è schiava per finta. Ripeto, è solo un gioco. Nel contratto di schiavitù non c’è nessun impegno di tipo coercitivo e la schiava può recedere quando vuole.

Il sadomaso è solo un’altra forma di sessualità che si sviluppa tra persone adulte e consenzienti, ed è molto praticata anche in Italia, senza arrecare danno alcuno.

Naturalmente ogni storia è una storia a sé e – lo ripetiamo – sta alle autorità approfondire tutti gli aspetti della vicenda e decidere chi dei due ha ragione, se un simile accordo sia frutto di un plagio, come riportato dai giornali, o se la denuncia sia solo l’ultimo colpo di scena di un brutto divorzio.

Intanto vediamo di non fare di tutta l’erba un fascio, ed evitiamo che la community BDSM diventi il bersaglio di una nuova, quanto inutile, polemica.

Photo Courtesy | Thinkstock

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