Racconti erotici: Iena Sexista

di Redazione Commenta

Appuntamento ogni domenica e lunedì con i “Racconti Sexisti” di Miss Lucy

Due donne, due ammiccanti deliri, bendate con strisce di diamanti e seta lievigata. Lo so che sono un astro nascente, simbolo del vostro ego, ma io mi sento solo dannata dei miei sottili tagli. Da donna voglio due donne, non una, ma due, che per me è il numero perfetto. E’ un vortice di mitraglianti solchi, quelli che di schegge vogliono prepararsi, nel diletto detto del canto. Nuda io, nude voi e più vi guardo e più vi tocco e più vi desidero. Prima di peccare dobbiamo seguire il labirinto, nostro rifugio del vuoto, dove lo spazio ha il buio, ma anche la luce. Se tu menti, io sbaglio, se tu sei pregiata, io ti faccio male. Maldestra che sei, donna sublime, lanci cieli come da terra non possono toccare. Stendetevi, ho sete di voi, la stessa fame di una iena.

Voglio essere fredda e tagliente e vi lego insieme con corde che non lasciano scampo e vie alterne. Non potete decidere perchè non vi darò il tempo di farlo. Assopite, restate in culla e in preda l’una dell’altra e guardatevi negli occhi, anche se non potete farlo, immaginate di capirvi e mostrarvi. Sono selvaggia e maledetta e mi masturbo guardando i vostri corpi toccarsi. Immobili siete nell’ombra della paralisi notturna, che peccato sfoggiare deliranti segni di non esserci. Perchè siete qui? E chi siete voi? E chi sono io? Che tacco semplice che sfoggio, quasi come il vostro incrocio, il vostro traffico perfetto. Voglio sentire la vostra voce, i respiri che tifano il mio “io”, il mio aspirante precetto.

Sono feticista di suoni, di odori, di movimenti, di rasoi spenti, di silenzio, di immobilità, di vanità, di perplessità, di mancanza, di eccessività, di freddezza, di calore, di pazzia, di glaciale, di profondità… di ogni senso. Quando una donna emette eccitazione, non vi è sibilo più incantato che può togliere il respiro, non vi è verso più preciso nell’imperfezione del mandato. Contraddittoria e parziale, sono stentata a lenire il mio scorrere. Ho le mie dita dentro la mia “Testa Rossa”, e godo di me stessa nel vedervi a pensare, a scoprire distinti saluti. Premo la mia freccia, che spera e avvera. Ne ho sempre voglia di avere questo atteggiamento sterile e spietato.

Siete delicate, voi donne ai miei piedi, mi incantate del vostro scettico essere luride e miti al colore. A tratti ho voglia di frustare il vostro bagliore, ma non sempre il rosso scandisce il vostro corpo, a volte cerco di risparmiare infiniti istanti. Vi ho portato in viaggio con me, in sella al mio sorriso, voi non vi siete degnate di accendere una luce e farla sembrare una stella.

[N.d.a Trovate altri miei “Racconti Sexisti” sul mio blog]

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