Erotismo a tinte noir: intervista doppia a Maria Silvia Avanzato e Gaia Conventi [seconda parte]

Continuiamo con le domande a  Maria Silvia Avanzato e Gaia Conventi, autrici dell’erotic noir CipriaVaniglia. Se non avete ancora letto la prima parte della nostra intervista, sbrigatevi a farlo: basta cliccare qui.

In una società che mette il sesso dappertutto (pubblicità, tv show, cover magazine) ha ancora senso l’aggettivo “scandaloso” applicato a un romanzo erotico?

Maria Silvia: Credo di no. Reputo oggigiorno “scandalosi” quei testi che sollevano un polverone perchè mettono il dito nella piaga della verità. Trovo molto più scandaloso pensare che una prostituta scriva le sue memorie private facendo nomi e cognomi dei clienti e rischiando un pareggiamento di conti, piuttosto che trovarla scandalosa perchè scrive un libro interamente a sfondo sessuale. Il sesso, propinatoci ampiamente da svariati canali, non suscita stupore e non è più interpretato come un insulto al decoro. Mi piace invece pensare ai lettori di romanzi erotici. Tenuto conto dei molteplici imput visivi, delle facili occasioni, dei mille modi per trarre un senso di eccitazione da quanto li circonda, questi “illuminati lettori” recuperano un culto per la carta scritta e un’affezione verso la parola. Il metodo forse più romantico di accostarsi all’eros, il meno invasivo e il più mentale: sondare curiosamente storie messe per iscritto, affidarsi a una narrazione sensuale. Forse questo “mi scandalizza” in senso positivo. Ci sono ancora persone che chiedono all’eros una certa delicatezza.

Gaia: Ritengo non ci sia nulla di scandaloso nei romanzi erotici, a dire il vero non c’è niente di scandaloso nemmeno nelle signore scosciate dei cartelloni pubblicitari, le trovo solo un po’ ridicole, ecco tutto. Il sesso plasticato dei talkshow mi lascia indifferente, l’importante è poter cambiare canale. In un mondo dove tutto è visibile, tutto è in copertina e tutto è pronto all’uso, fa piacere poter scrivere d’erotismo con parsimonia, piano piano, senza levarsi le mutande davanti al primo che passa.

CipriaVaniglia è un romanzo molto fedele al periodo storico, e ricco di dettagli, mentre a mio parere, le attuali tendenze della letteratura erotica privilegiano una narrativa ricca di suggestioni, che dà più spazio agli intimi pensieri dei protagonisti che all’azione. Come mai una scelta così intrigante ma controcorrente?

Maria Silvia: Sono legata a cinque anni della nostra storia nazionale. Tutto ciò che è avvenuto dal 1940 al 1945 è per me oggetto di grande interesse e di studio da anni. Questo mi ha portata in più occasioni a confrontarmi con persone che hanno visto e vissuto la guerra, a racimolare le loro testimonianze e a farle rivivere attraverso i miei scritti. Scrivere, nel mio caso, è spesso un contributo alla memoria. Ho voluto ambientare ancora una volta la narrazione in uno scenario che si rivela puntualmente un misto di fascino e angoscia. La decadenza della Wiege, la villa che ospita i personaggi, si erige a emblema di una società che cambia e di una crisi che incalza. Mentre per le campagne circostanti la miseria e il terrore fanno la parte del leone, fra le mura della Wiege, in un panorama gotico che strizza l’occhio al fiabesco, la ricca sigora Burghenvahl gode dei suoi privilegi da simpatizzante nazista. Questa campana di vetro al centro dello scempio si presta come culla per la nascita di passioni e drammi. Eppure la guerra è presente, è lì fuori. Questo crea, di per sè, una continua pressione psicologica. In qualche modo, la psicologia, ha trovato molto spazio in Cipriavaniglia. I suoi personaggi vivono in poco tempo un susseguirsi di stati d’animo oscillanti verso la pazzia. E in tutto ciò, assai semplicemente, è stato tenuto conto anche del tempo, del momento, della cornice.

Gaia: Beh, noi siamo scrittrici prestate all’erotico e, almeno per quanto mi riguarda, l’amore per il giallo e il noir tende a farmi ideare la trama con un’ottica analitica. Credo che l’impianto di “CipriaVaniglia” sia molto cinematografico, con un occhio attento ai primi piani e un uso dell’ambiente circostante a rispecchiare gli stati d’animo. E’ un erotic noir, e in questa definizione ci siamo presto trovate a nostro agio. Alcune settimane fa abbiamo girato il booktrailer – grazie a Massimo Alì Mohammad e ai ragazzi di Feedback Video di Ferrara – e mi sono divertita a guardare “CipriaVaniglia” nello schermo di una videocamera. Vedere messi in scena passaggi di un libro che hai immaginato e scritto è come guardarsi allo specchio con gli occhi di un altro.

[La terza e ultima parte dell’intervista vi aspetta domani, sempre su Cooletto.com]

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